Crioconservazione Padova

Crioconservazione Padova: tutto ciò che devi sapere

La crioconservazione (o anche social freeezing) rappresenta oggi una tecnica avanzata e innovativa nel campo della medicina riproduttiva che consente di conservare gameti, embrioni o tessuto ovarico a temperature estremamente basse per lunghi periodi di tempo. Padova, con la sua tradizione di eccellenza nella ricerca e nella pratica clinica, offre accesso a tecnologie all’avanguardia nel campo della crioconservazione Padova, disponibile presso centri di fertilità e cliniche specializzate. Questo per offrire alle donne e alle coppie una preziosa opportunità e un maggiore controllo sulla propria riproduttività.

A cosa serve la crioconservazione?

La crioconservazione è una tecnica utilizzata per conservare cellule biologiche o tessuti a temperature molto basse, generalmente intorno ai -196°C, utilizzando azoto liquido. Questa tecnica trova numerosi utilizzi in diversi campi della medicina e della ricerca scientifica.

Nello specifico del campo della riproduttività, la crioconservazione serve per permettere a donne e uomini di congelare le proprie cellule riproduttive quando sono giovani e fertili, per poi utilizzarle in seguito senza doversi preoccupare della normale perdita di fertilità dovuta all’età. Il dott. Guido Ambrosini può aiutarti a seguire correttamente il percorso di crioconservazione e a individuare la struttura che conserverà adeguatamente le cellule.

La crioconservazione può includere:

  • crioconservazione degli ovociti: le donne che desiderano ritardare la maternità o che affrontano trattamenti medici che possono compromettere la loro fertilità possono sottoporsi alla crioconservazione degli ovociti per preservare le loro opzioni di concepimento in futuro;
  • crioconservazione degli embrioni: le coppie che si sottopongono a trattamenti di fecondazione in vitro possono scegliere di crioconservare gli embrioni non utilizzati per utilizzi futuri, riducendo la necessità di sottoporsi a ulteriori cicli di trattamento;
  • crioconservazione del tessuto ovarico: per le pazienti che affrontano trattamenti oncologici o altre condizioni mediche che possono compromettere la loro fertilità, la crioconservazione del tessuto ovarico offre la possibilità di conservare le cellule germinali ovariche per un possibile utilizzo futuro;
  • crioconservazione del seme: consente agli uomini di conservare il proprio seme per futuri utilizzi, fornendo un’opzione per preservare la fertilità in situazioni in cui questa potrebbe essere minacciata, come durante trattamenti medici come la chemioterapia o la radioterapia, che possono causare infertilità temporanea o permanente.

Come si fa la crioconservazione?

La crioconservazione è un processo complesso che si articola in diverse fasi e richiede l’uso di tecniche specializzate e apparecchiature specifiche.

Preparazione del campione biologico

Il primo passo della crioconservazione a Padova prevede la preparazione del campione biologico da conservare, ovvero ovociti, spermatozoi, embrioni, tessuto ovarico, tessuto testicolare o altri tessuti biologici. A seconda del tipo di campione, possono essere necessarie diverse procedure di preparazione, come la raccolta di ovociti mediante aspirazione follicolare o la raccolta di sperma mediante masturbazione.

Come si prelevano gli ovuli per congelarli? Nello specifico della crioconservazione degli ovuli, il prelievo noto anche come aspirazione follicolare o raccolta degli ovociti, è una procedura delicata che prevede prima di tutto la stimolazione ovarica mediante l’uso di farmaci ormonali per stimolare la crescita dei follicoli ovarici e aumentare il numero di ovuli maturi prodotti durante il ciclo mestruale.

Quanti ovuli ha una donna al mese? Di norma, infatti, le donne di solito rilasciano un solo ovulo durante ogni ciclo mestruale, anche se più raramente possono produrre più di un ovulo nel caso di ovulazione multipla. La stimolazione ovarica permette di aumentare il numero degli ovuli e questo processo può durare da 8 a 14 giorni, durante i quali la paziente viene monitorata regolarmente.

Una volta che i follicoli ovarici hanno raggiunto dimensioni adeguate e gli ovuli sono pronti per essere prelevati, viene pianificato il momento del prelievo degli ovuli. Il prelievo degli ovuli viene eseguito in sala operatoria o in un ambiente ambulatoriale sotto sedazione o anestesia generale per garantire il comfort della paziente.

Durante la procedura, un ginecologo o un chirurgo esperto utilizza un’apposita sonda ecografica transvaginale per guidare un ago sottile attraverso la parete vaginale fino all’ovaio. L’ago viene quindi inserito nei follicoli ovarici e il liquido follicolare, che contiene gli ovuli, viene aspirato e raccolto in provette di laboratorio. I campioni vengono immediatamente trasferiti in laboratorio, dove un esperto identifica e isola gli ovuli utilizzando un microscopio.

Pre-trattamento con crioprotettori

Prima del congelamento, il campione biologico viene trattato con soluzioni di crioprotettori. Queste sostanze chimiche sono progettate per proteggere le cellule dal danno durante il congelamento e lo scongelamento, prevenendo la formazione di cristalli di ghiaccio che possono danneggiare le cellule. La scelta del crioprotettore e la concentrazione utilizzata dipendono dal tipo di cellule e dalle caratteristiche del campione biologico.

Confezionamento del campione

Una volta trattato con crioprotettori, il campione biologico viene confezionato in piccoli contenitori o straws, a seconda delle dimensioni e delle esigenze del campione. Questi contenitori sono generalmente realizzati in materiali resistenti al congelamento, come il polipropilene, e sono progettati per garantire che il campione rimanga isolato e protetto durante il processo di congelamento e scongelamento.

Congelamento

Il campione biologico confezionato viene quindi congelato utilizzando una tecnica di congelamento controllato. La tecnica più comunemente utilizzata per la crioconservazione è la vitrificazione, che prevede il rapido raffreddamento del campione in una soluzione crioprotettiva ad una temperatura estremamente bassa, evitando la formazione di cristalli di ghiaccio. Questo processo permette di conservare le cellule in uno stato di “vetro” amorfo, preservando la loro integrità strutturale e funzionale.

Quanti ovociti si possono congelare? Il numero di ovociti che è possibile congelare dipende da diversi fattori, tra cui l’età della donna, la sua riserva ovarica e la risposta individuale alla stimolazione ovarica. In generale, non esiste un limite medico assoluto al numero di ovociti che possono essere congelati, anche se in alcune giurisdizioni potrebbero esserci limiti legali o regolamentari.

Conservazione a lungo termine

Una volta congelato, il campione biologico viene trasferito in contenitori di stoccaggio a lungo termine, generalmente riempiti con azoto liquido per mantenere temperature costantemente basse intorno ai -196°C. Queste strutture di conservazione, chiamate criotank, sono progettate per garantire un ambiente controllato e sicuro per il campione biologico, proteggendolo da variazioni di temperatura e da eventuali danni.

Quando fare crioconservazione ovociti?

Quando fare la crioconservazione degli ovociti è una decisione personale che dipende dalle circostanze individuali di ogni donna. Tuttavia, ci sono alcune situazioni in cui potrebbe essere consigliabile considerarla:

  • età avanzata: le donne che si avvicinano alla fine della loro età fertile, o comunque dopo i 35 anni, potrebbero considerare la crioconservazione degli ovociti per preservare la propria fertilità. Questo perché la qualità e la quantità degli ovociti diminuiscono con l’età, e crioconservare gli ovociti in giovane età può offrire una possibilità di concepimento in futuro quando sarà più difficile concepire naturalmente;
  • trattamenti medici: le donne che devono affrontare trattamenti medici come la chemioterapia o la radioterapia, che possono compromettere la loro fertilità, potrebbero scegliere di crioconservare gli ovociti prima di iniziare il trattamento. Questo offrirebbe loro la possibilità di avere figli biologici dopo aver superato il trattamento;
  • particolari condizioni mediche: alcune condizioni mediche possono influenzare la fertilità di una donna nel tempo. Ad esempio, le donne con endometriosi o con sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) potrebbero considerare la crioconservazione degli ovociti per preservare la loro fertilità nel caso in cui desiderino avere figli in futuro;
  • motivi personali o professionali: alcune donne possono desiderare di posticipare la maternità per ragioni personali o professionali, come il raggiungimento di determinati obiettivi di carriera o il trovare un partner adatto. In questi casi, la crioconservazione degli ovociti offre la possibilità di preservare la propria fertilità e di concepire quando si è pronte;
  • fertilità maschile: quando il partner maschile ha problemi di fertilità, la coppia potrebbe optare per la crioconservazione degli ovociti come parte di un percorso di trattamento di fertilità, ad esempio per utilizzare gli ovociti con il seme del partner in futuro;
  • rischio di infertilità prematura: le donne con una storia familiare di infertilità precoce o con altri fattori di rischio per l’infertilità potrebbero considerare la crioconservazione degli ovociti per preservare le loro opzioni di concepimento nel caso in cui la fertilità diminuisca in modo significativo prima del previsto.

Quanti anni si possono congelare gli ovuli?

Gli ovuli congelati possono essere conservati per un periodo di tempo relativamente lungo, ma la durata esatta dipende da diversi fattori. Per ciò che riguarda gli embrioni, invece, la Legge 40 stabilisce che gli embrioni non utilizzati durante un ciclo di fecondazione in vitro possono essere conservati per un massimo di cinque anni. Dopo questo periodo, devono essere definitivamente distrutti.

Quanto dura la crioconservazione del seme?

Il seme crioconservato può essere conservato per periodi di tempo estesi, anche per diversi anni, senza perdita significativa di qualità o di capacità fertilizzante degli spermatozoi. Tuttavia, la durata esatta della crioconservazione del seme dipende da diversi fattori e dalle leggi e dalle normative locali che regolamentano la conservazione del materiale genetico per la fertilità assistita.

Scongelamento e utilizzo delle cellule crioconservate

Una volta che le cellule sono state crioconservate, il corretto processo di scongelamento e utilizzo è una parte essenziale del loro impiego. Ecco come avviene:

  • estrazione: le cellule crioconservate vengono estratte dallo stoccaggio a bassa temperatura;
  • scongelamento: una volta estratte dallo stoccaggio, le cellule vengono scongelate gradualmente utilizzando un processo controllato. Questo processo prevede l’esposizione delle cellule a temperature via via più alte per evitare danni causati da bruschi cambiamenti di temperatura. Solitamente, le cellule vengono immerse in una serie di bagni a temperature crescenti fino a raggiungere la temperatura ambiente;
  • rimozione dei crioprotettori: durante il processo di scongelamento, i crioprotettori utilizzati per proteggere le cellule durante la crioconservazione vengono gradualmente rimossi. Questo viene fatto mediante il lavaggio delle cellule con soluzioni appropriate per eliminare i crioprotettori residui e ripristinare le condizioni fisiologiche delle cellule;
  • valutazione della vitalità e della funzionalità: dopo lo scongelamento, le cellule vengono valutate per determinare la vitalità e la funzionalità. Questo può includere test per valutare la sopravvivenza cellulare, l’integrità della membrana cellulare, la motilità (nel caso di spermatozoi) o la capacità di divisione cellulare (nel caso di ovociti o embrioni);
  • utilizzo delle cellule: una volta che le cellule sono state scongelate e valutate, possono essere utilizzate per gli scopi desiderati. Ad esempio:
    • Gli spermatozoi possono essere utilizzati per la fecondazione in vitro (FIV), l’inseminazione intrauterina (IUI) o altri trattamenti di fertilità.
    • Gli ovociti possono essere utilizzati per la FIV o la riproduzione assistita.
    • Gli embrioni possono essere trasferiti nell’utero per la gravidanza.
  • Monitoraggio e Follow-Up: dopo l’utilizzo delle cellule, è importante monitorare attentamente il paziente per valutare l’efficacia del trattamento e per identificare eventuali complicanze o reazioni avverse.

Quanti embrioni sopravvivono allo scongelamento?

Il tasso di sopravvivenza degli embrioni dopo lo scongelamento dipende da diversi fattori, tra cui la qualità degli embrioni, la tecnica di crioconservazione utilizzata e le competenze del laboratorio di fertilità. Tuttavia, in generale, i tassi di sopravvivenza degli embrioni dopo lo scongelamento sono abbastanza elevati. Le moderne tecniche, come la vitrificazione, hanno migliorato significativamente la sopravvivenza degli embrioni dopo lo scongelamento rispetto alle tecniche di congelamento più tradizionali.

In molti casi, il tasso di sopravvivenza degli embrioni dopo lo scongelamento può superare il 90%, specialmente quando vengono utilizzate tecniche avanzate e il laboratorio di fertilità dispone di esperienza e competenza nel processo di scongelamento. Il dott. Guido Ambrosini può aiutarti a individuare la struttura che conserverà al meglio gli embrioni garantendo quindi un tasso molto alto di sopravvivenza allo scongelamento.

Utilizzo delle cellule crioconservate per la Fecondazione In Vitro (FIV)

Le cellule riproduttive sottoposte a crioconservazione Padova possono essere poi utilizzate in futuro per la fecondazione in vitro (FIV). Si tratta infatti di una tecnica di riproduzione assistita utilizzata per aiutare le coppie ad avere un bambino quando altri metodi non sono stati efficaci. La procedura prevede la fecondazione degli ovociti al di fuori del corpo, in un ambiente di laboratorio, e il trasferimento degli embrioni risultanti nell’utero della donna con l’obiettivo di raggiungere una gravidanza.

Quanto tempo passa dal prelievo degli ovociti al transfer?

Il tempo che intercorre tra il prelievo degli ovociti e il transfer degli embrioni può variare leggermente in base al protocollo specifico utilizzato dalla clinica di fertilità e alle esigenze individuali del paziente. La stessa cosa vale per il tempo che intercorre tra lo scongelamento degli ovociti dopo crioconservazione e il transfer. Una volta fecondati, gli ovociti vengono coltivati in laboratorio fino a quando non diventano embrioni di buona qualità. Questo processo può richiedere da 2 a 5 giorni, dopo i quali viene pianificato il transfer.

Che giorno si fa il transfer da congelato?

Il giorno del transfer degli embrioni congelati può variare leggermente in base al protocollo della clinica di fertilità e alle circostanze individuali della paziente. Tuttavia, di solito il transfer degli embrioni congelati avviene in un preciso giorno del ciclo mestruale della paziente, comunemente noto come “giorno di transfer”. Questo giorno viene solitamente programmato in base alla fase del ciclo mestruale della paziente e alla risposta dell’utero alla preparazione. Di solito, il transfer avviene tra il terzo e il quinto giorno dopo l’ovulazione spontanea o indotta.

Come si fa il transfer da congelato?

Prima del transfer degli embrioni congelati, la paziente può essere sottoposta a un ciclo di preparazione che prevede l’assunzione di farmaci per sopprimere l’ovulazione e preparare l’utero per il transfer. Prima del giorno programmato per il transfer, gli embrioni congelati vengono scongelati in laboratorio e valutati per determinare la sopravvivenza e la qualità.

Gli embrioni di buona qualità vengono selezionati per il transfer nell’utero della paziente. Il giorno del transfer, la paziente viene generalmente posizionata in posizione supina su un lettino ginecologico. Prima del transfer, la cervice dell’utero può essere leggermente dilatata e l’utero può essere posizionato utilizzando un apposito speculum.

Utilizzando un catetere flessibile, gli embrioni selezionati vengono trasferiti nell’utero della paziente. Il catetere viene inserito attraverso la cervice dell’utero e gli embrioni vengono delicatamente rilasciati nell’utero. Questo processo viene guidato tramite ecografia transaddominale o transvaginale per assicurarsi che gli embrioni siano depositati nella posizione ottimale. Dopo il transfer, la paziente rimane solitamente sotto osservazione per un breve periodo di tempo per garantire che non ci siano complicazioni. Dopodiché, la paziente può tornare a casa e riprendere le normali attività quotidiane.

Cosa fare per aiutare l’impianto dell’embrione?

Per aumentare le probabilità di successo dell’impianto dell’embrione durante un trattamento di fecondazione in vitro (FIV), ci sono diverse pratiche che possono essere consigliate dalle cliniche di fertilità. Ecco alcuni consigli utili:

  • seguire le indicazioni mediche;
  • adottare uno stile di vita sano;
  • evitare sostanze nocive (fumo di sigaretta, alcol e droghe);
  • gestire lo stress;
  • evitare attività fisiche intense;
  •  assumere integratori vitaminici sotto indicazione medica;
  •  seguire le istruzioni post-transfer.

Che fine fanno gli ovuli non fecondati?

Gli ovuli non fecondati, cioè quelli che non sono stati fertilizzati con lo sperma durante il processo di fecondazione in vitro (FIV), possono seguire diverse destinazioni a seconda delle decisioni prese dalla paziente e dal suo team medico. Ecco alcune opzioni comuni:

  • non fecondati ma di buona qualità: in alcuni casi, gli ovuli non fecondati possono essere di buona qualità e possono essere crioconservati per un uso futuro;
  • non fecondati e di bassa qualità: gli ovuli che non sono stati fecondati e che mostrano una scarsa qualità possono essere scartati;
  • donazione alla ricerca scientifica: alcune donne possono scegliere di donare gli ovuli non fecondati per la ricerca scientifica, questo può contribuire al progresso della scienza e della medicina riproduttiva.

Cos’è la legge 40?

La Legge 40 è una legge italiana che regola la procreazione medicalmente assistita (PMA) e stabilisce le norme e le procedure per la fecondazione in vitro (FIV) e altre tecniche di riproduzione assistita. Ecco alcuni dei principali punti della Legge 40:

  • divieto di fecondazione eterologa: in Italia è vietato l’uso di donatori di sperma o ovociti;
  • numero massimo di ovociti fecondati: la legge 40 stabilisce un limite massimo di 3 ovociti che possono essere fecondati e trasferiti nell’utero della donna durante un ciclo di fecondazione in vitro;
  • divieto di selezione embrionale: vietata la pratica di selezionare gli embrioni in base a determinate caratteristiche genetiche o fenotipiche;
  • conservazione degli embrioni: gli embrioni non utilizzati durante un ciclo di fecondazione in vitro possono essere conservati per un massimo di cinque anni. Dopo questo periodo, devono essere definitivamente distrutti;
  • conservazione degli ovociti: la legge prevede anche la possibilità di crioconservare gli ovociti per uso futuro. Tuttavia, le donne devono essere in età fertile e devono essere affette da patologie che potrebbero compromettere la loro fertilità.

Che cos’è la blastocisti?

La blastocisti è uno stadio dello sviluppo embrionale che si verifica alcuni giorni dopo la fecondazione degli ovociti nell’ambiente controllato di un laboratorio di fecondazione in vitro (FIV). È uno degli stadi cruciali nello sviluppo pre-impianto dell’embrione. Dopo che gli ovociti sono stati fertilizzati con lo sperma, e sono diventati embrioni a livello di 4-6 cellule, continuano a dividersi e a svilupparsi. Durante questo processo, gli embrioni vanno attraverso diverse fasi di sviluppo. La blastocisti è lo stadio avanzato dello sviluppo embrionale, che si verifica tipicamente tra il quinto e il settimo giorno dopo la fecondazione, a seconda del momento in cui viene eseguito il transfer embrionale.

Qual è la differenza tra FIVET e ICSI?

La principale differenza tra la fecondazione in vitro classica (FIVET) e l’iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo (ICSI) riguarda il modo in cui avviene la fertilizzazione degli ovociti. Nella FIVET, gli ovociti e gli spermatozoi vengono posti in una coltura insieme in una provetta per favorire la fertilizzazione e gli spermatozoi devono penetrare autonomamente nell’ovocita per avviare la fecondazione. È una tecnica utilizzata quando lo sperma è di buona qualità e ha una motilità e una morfologia sufficienti per raggiungere e fecondare gli ovociti.

Nell’ICSI, viene selezionato uno spermatozoo sano e morfologicamente normale, che viene poi iniettato direttamente all’interno dell’ovocita utilizzando un’apposita pipetta. Questa tecnica è utilizzata quando ci sono problemi di fertilità maschile, come bassa conta degli spermatozoi, bassa motilità o anomalie morfologiche. L’ICSI può migliorare le probabilità di fecondazione rispetto alla FIVET in situazioni di fertilità maschile compromessa, poiché consente l’inserimento diretto dello spermatozoo all’interno dell’ovocita.

Che differenza c’è tra fecondazione e inseminazione artificiale?

La principale differenza tra fecondazione artificiale e inseminazione artificiale riguarda il punto in cui avviene l’incontro tra lo sperma e l’ovulo. Il termine fecondazione artificiale si riferisce a qualsiasi processo in cui avviene la fecondazione al di fuori del corpo umano, in un ambiente di laboratorio. Include quindi tecniche come la fecondazione in vitro (FIV) e l’iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo (ICSI), dove la fecondazione avviene in vitro, cioè al di fuori del corpo della donna.

L’inseminazione artificiale, invece, è una forma di fecondazione artificiale in cui lo sperma dell’uomo viene preparato in laboratorio e inserito direttamente nell’utero della donna mediante un catetere sottile. L’inseminazione artificiale non coinvolge la fecondazione in vitro, ma consente allo sperma di raggiungere direttamente le tube di Falloppio, dove può incontrare l’ovulo e avviare la fecondazione naturalmente.

Quanto costa la crioconservazione?

I costi della crioconservazione Padova possono variare notevolmente in base a diversi fattori tra cui la struttura medica, il tipo di cellule da conservare e il numero di cicli necessari. I prezzi possono variare da qualche centinaio a qualche migliaio di euro, e non è possibile stabilire una cifra certa a priori. Senza contare che ogni fase del processo richiede dei costi a sé che sono variabili a seconda dei casi.

Quanto costano le punture per la stimolazione ovarica?

Il costo dei farmaci per la stimolazione ovarica è variabile poiché tutto dipende dal tipo di farmaco prescritto, dalla dose necessaria e dalla durata del trattamento.

Quanto si paga per l’inseminazione artificiale?

Il costo dell’inseminazione artificiale può variare da qualche centinaio a qualche migliaio di euro per ciclo di trattamento. Oltre al costo dell’inseminazione artificiale stessa, ci possono poi essere altri costi associati al trattamento, come i test di fertilità preliminari, i test di screening, i farmaci per stimolare l’ovulazione e le visite mediche di monitoraggio.

Dove si congelano gli ovuli in Italia?

In Italia, gli ovuli possono essere congelati presso molte strutture mediche specializzate in fertilità, compresi centri di fecondazione in vitro (FIV), cliniche di riproduzione assistita e ospedali con reparti dedicati alla medicina riproduttiva. Queste strutture sono distribuite in varie città italiane e offrono servizi di crioconservazione degli ovuli per donne che desiderano preservare la propria fertilità per motivi personali o medici. Padova è tra i centri più apprezzati da questo punto di vista e il dott. Guido Ambrosini può seguirti nell’intero percorso di crioconservazione aiutandoti ad individuare la struttura più adatta che conserverà i tuoi ovuli per provare a creare una famiglia in futuro.

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